Se vogliamo avere la vera pace nel mondo, dobbiamo prima trovarlo dentro di noi.

La maggior parte delle persone concorda sul fatto che un mondo più pacifico sarebbe una situazione ideale per tutte le creature viventi. Tuttavia, spesso sembriamo incerti su come portare in essere questa situazione ideale. Se vogliamo avere la vera pace in questo mondo, ognuno di noi deve prima trovarlo in noi stessi. Se non ci piacciono, ad esempio, probabilmente a noi non piaceranno quelli che ci circondano. Se siamo in uno stato costante di conflitto interiore, allora probabilmente manifesteremo conflitti nel mondo. Se combattiamo all’interno delle nostre famiglie, non può esserci pace nel mondo. Dobbiamo illuminare la luce dell’indagine sulle nostre lotte interne, perché questo è l’unico posto in cui possiamo davvero creare il cambiamento.

Quando iniziamo il processo di guardare dentro di noi il senso della pace, inizieremo a capire perché è sempre stato così difficile arrivare. Questo di per sé ci consentirà di essere compassionevoli verso le molte persone nel mondo che si trovano coinvolte in conflitti sia personali che universali. Potremmo avere un’esperienza di pace che possiamo richiamare in noi stessi per ricordarci cosa vogliamo creare, ma se siamo umani sentiremo anche la spinta nella direzione opposta – il desiderio di difenderci, di mantenere ciò che ci sentiamo appartenenti a noi, per proteggere i nostri cari e i nostri cari ideali, e la rabbia che proviamo quando siamo minacciati. Questa consapevolezza è importante perché non possiamo veramente conoscere la pace finché non comprendiamo le molte tendenze e passioni che minacciano la nostra capacità di trovarla. La pace include necessariamente, anche se trascende, tutta la nostra energia primaria, in gran parte espressa in modi che contraddicono la pace. 

Essere in pace con noi stessi non significa negare o rifiutare qualsiasi parte di noi stessi. Al contrario, per essere in pace, dobbiamo essere disposti e capaci di mantenere noi stessi, in tutta la nostra complessità, in un abbraccio completo che non esclude nulla. Questa è forse la parte più difficile per molti di noi, perché vogliamo così tanto rinnegare gli aspetti negativi della nostra umanità. Ironia della sorte, però, la vera pace inizia con la volontà di assumersi la responsabilità della nostra umanità, così che alla fine potremmo trasformarla alla luce del nostro amore.

Ingredienti per 10 persone

100 ml latte di soia non dolcificato (: il latte deve essere non dolcificato e non addizionato di calcio o altro.
un quarto di limone spremuto (ma togliete i semi!)
2 cucchiaini di senape
2 pizzichi di sale
olio di mais q.b. (ne serviranno circa 150 grammi)


Preavverto che questa maionese è impossibile non riuscire a farla: non può “impazzire”, per definizione, ed è fattibile da chiunque (unica accortezza, usare un latte di soia adatto, vedi a fine descrizione).
Si mettono tutti gli ingredienti, tranne l’olio, nel bicchiere del minipimer, e si inizia a frullare. Si aggiunge l’olio a filo, ma si può anche aggiungerne un po’, frullare, fermarsi, aggiungerne un altro po’, frullare, fermarsi (conviene fare così perché altrimenti non si riesce a tenere fermo il bicchiere mentre si frulla).
Il minipimer va usato muovendolo in verticale, in modo da mixare bene. L’olio va aggiunto fino a che la maionese raggiunge la consistenza desiderata, più la si vuole densa, più si aggiunge olio.
Mettendolo un po’ alla volta ci si può fermare quando si vuole.
Se serve per condire un’insalata la si fa più liquida, se serve per fare dei panini la si fa più densa.
Se sembra non venire, niente paura, basta aggiungere ancora olio e proseguire, a un certo punto diventa della densità giusta. Il sapore è buonissimo!
Si può eventualmente aggiustare di sale alla fine.
Note

Con queste quantità di ingredienti ne risulta un vasetto come quelli che si comprano in negozio, e il costo è bassissimo, poche decine di centesimi.

La Vita inizia con un inspiro e finisce con un espiro, è un dato di fatto, una legge universale che non fa distinzioni di specie. La convinzione che i nostri respiri siano in qualche modo contati e che gli esseri umani vivano più a lungo se ne fanno di meno, ha dato origine alle tecniche respiratorie conosciute come Pranayama. Con il termine Pranayama si intendono sia le tecniche di respirazione utilizzate dallo yoga e sia il meccanismo attraverso il quale è possibile assorbire e controllare il Prana, ovvero l’energia vitale, il soffio vitale che riempie l’universo. Secondo la visione mistica dello Yoga si tratta dell’energia vitale che scorre in ogni essere vivente, e ne rappresenta la fonte di sostentamento.
La principale fonte di prana è l’aria che respiriamo, ma in realtà lo assorbiamo anche dai cibi e dalle bevande, ed è per questo che nello yoga viene attribuita una grande importanza all’igiene del naso e della lingua, ad una corretta alimentazione, alla lenta masticazione e ad una efficace respirazione.
Il Prana infatti viene assorbito tramite le mucose del naso e dai recettori nervosi dell’apparato respiratorio, ma anche attraverso le terminazioni nervose della lingua e della gola. La parola ayama vuol dire invece «estensione» o «espansione»:
La parola Pranayama significa quindi «estensione o espansione della dimensione del Prana», indicando un metodo per assorbire e indirizzare l’energia vitale nel corpo, rendere la mente stabile e raggiungere un livello superiore di coscienza.
Il pranayama è anche un metodo funzionale per prevenire e curare molti disturbi e i suoi benefici sono numerosissimi:

  • Facilita l’eliminazione delle tossine.
  • Migliora la circolazione sanguigna e linfatica.
  • Ottimizza l’azione filtrante dei reni.
  • Tonifica il sistema nervoso.
  • Agisce positivamente sulla memoria.
  • Aiuta la digestione.
  • Libera da pensieri negativi e dalle paure che immobilizzano l’intento.
  • Purifica le nadi. (I canali energetici del corpo)
  • Stimola la milza.
  • Equilibra il sistema ghiandolare.
  • Rinforza il sistema immunitario.

Numerosi esperimenti dimostrano come durante la pratica del pranayama le funzioni vitali vengano ridotte al minimo, come il cuore pompi sangue più lentamente e si riposi (ad eccezione di alcune pratiche di respiro dinamico come kapalabhati), e la mente si rilassi in quanto soggetta ad un carico di lavoro minore.
Va da sé che, se il corpo è rilassato, la mente non ha bisogno di spendere energie per mandare impulsi di contrazione ai muscoli, e ciò che ne è consegue uno stato di pace mentale.
Il Pranayama migliora la funzione respiratoria esercitando i muscoli della respirazione e influenzando i centri respiratori, perciò si acquista la capacità di respirare in modo più efficiente.
Tutti possono praticare le tecniche di pranayama. Non esiste nessun limite fisico o di età che lo impedisca.
Solitamente gli esercizi di pranayama si fanno seduti in una posizione meditativa, oppure seduti su una sedia con le piante dei piedi appoggiate a terra. In tutti i casi è bene mantenere una postura comoda, stabile e rilassata. E’ fondamentale che la schiena sia diritta e la testa in linea con la colonna, le spalle e il collo completamente rilassati.

Ingredienti per 4 persone:

  • 150 g di quinoa;
  • 100 g di spinaci già cotti;
  • 250 g di zucca già pulita;
  • Mezzo porro;
  • olio extravergine d’oliva, sale, pepe, semi di zucca e semi di sesamo q.b.

Risciacquate la quinoa sotto l’acqua fredda e cucinatela come indicato sulla confezione, così da seguire le giuste tempistiche, quindi mettetela da parte. Tagliate la zucca a dadini e cucinatela in una padella a fuoco basso con un filo d’olio, facendola cuocere bene. Una volta cotta, aggiungete gli spinaci già cucinati e spegnete la fiamma. Lasciate dunque raffreddare e unite anche la quinoa, regolando di sale e pepe. Formate e polpettine e passatele nei semi. Infornate a 180 fradi, cosparse con dell’olio e lasciate cuocere fino a doratura.

Cinzia di Cioccio logo yoga e danza milano

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